Roma People by Tirana’s Sharra Dumpsite, in Albania

 
The landfill in Tirana, the capital of Albania, is situated in the district of Sharra. Just seven kilometers away from the city center, Sharra covers an area of about five hectares. It is considered a real “hot spot” because of the highly polluted air, due to fires that burn uninterruptedly and the stench of garbage that floods the nearby neighborhoods. Eight-Nine tons of waste arrive on a daily basis, transported by trucks owned by the municipality or private companies. Other trucks are due to withdraw the recovered materials, especially plastic, metal and paper. 
A desperate Roma community lives near the landfill. About a hundred of them, mostly children and women, work in collecting and sorting the waste. Their

working day starts at four in the morning and last until two in the morning of the following day. Such activity, their, is done in often terrible conditions safety wise, due to their operating without any form of protection. Equally dramatic is the situation regarding the contamination due to the constant manipulation of more or less toxic waste. Worsened by the difficult socioeconomic conditions in which these people live, are specifically the effects on the quantity and quality of their food. And that, in fact, makes it almost impossible for them to access health services and particularly those of disease prevention. 
In the village by the landfill, some of them live in dilapidated hovels with no running water, with a small bar nearby, which is, for those who can afford it, the only meeting point of the community. And an old billiard inside a barrack, the only leisure activity. At night, fires of toxic fumes, lit among piles of garbage, illuminate their homes in a sinister parody of a modern “ecological island” for waste management.

La discarica dei rifiuti di Tirana, capitale dell’Albania, è situata nel quartiere di Sharra. Sorge a soli sette chilometri dal centro della città, e si estende per un’area di circa cinque ettari. E’ considerata un vero e proprio “hot spot” rispetto all’inquinamento urbano, a causa dei fuochi che bruciano interrottamente al suo interno e al tanfo dei rifiuti che inonda i quartieri più vicini. Vi arrivano ogni giorno circa 800-900 tonnellate di rifiuti, trasportati da camion di proprietà del comune o di ditte private. Altri camion si occupano di ritirare i materiali recuperati, soprattutto plastica, metallo e carta.
Nei pressi della discarica vive una disperata comunità di Rom, un centinaio dei quali, in gran parte bambini e donne, lavorano, alla raccolta e selezione dei rifiuti. Una giornata lavorativa che inizia alle quattro del mattino per concludersi non prima delle due di notte del giorno seguente. Un’attività, la loro, svolta in condizioni spesso terribili dal punto di vista della sicurezza, operando tutti senza alcuna forma di protezione. Altrettanto drammatica è la situazione rispetto alle contaminazioni legate alla continua manipolazione di rifiuti più o meno tossici. Peggiorata dalle difficili condizioni socio-economiche in cui vivono queste persone, che incidono sulla quantità e la qualità della loro alimentazione. E che, di fatto, rendono quasi impossibile il loro accesso ai servizi sanitari e a quelli di prevenzione delle malattie.
Nel villaggio situato di fronte alla discarica, alcuni di essi vivono in fatiscenti tuguri, senza acqua corrente, con un piccolo bar poco distante che rappresenta, per chi se lo può permettere, il solo punto di aggregazione della comunità. E un vecchio biliardo all’interno di una baracca, l’unico passatempo. Nella notte fuochi dai fumi tossici, accesi fra cumuli di immondizia, illuminano le sue case, in una sinistra parodia di una moderna “isola ecologica” per la gestione dei rifiuti.